Conclusioni
CONCLUSIONI
Quanto riportato in questo volume è il risultato di alcuni mesi di ricerche volte alla comprensione ed allo studio di un’area molto vasta, di cui oggi sono visibili solo il venti per cento delle strutture pertinenti all’intero sito.
Numerose sono state le problematiche legate allo scavo, tra cui la notevole distanza dal centro urbano più vicino, che sebbene l’abbia preservato fino ad oggi, dall’altro ha reso complicato ogni approvvigionamento di materiali da lavoro. Anche il clima avverso non ci ha aiutati, con un’ estate torrida con forti venti, ed un inverno caratterizzato da improvvisi temporali ed anche nevicate.
Dall’altro canto l’esperienza archeologica sul campo è stata assolutamente unica ed interessante, si è cercato di scavare le tre aree già indagate precedentemente, arrivando ad un buon livello di approfondimento, ma senza poterle esaurire completamente, per mancanza di ulteriori fondi e tempi lavorativi.
Tutto il resto è ancora sotto terra, ma il lavoro da fare è tanto e siamo sicuri che se ci saranno altri scavi, notevoli saranno i risultati.
Si evince sin da ora, come questo luogo abbia avuto per circa due millenni un importanza nodale, per le caratteristiche geografiche e geomorfologiche, legate alla transumanza degli animali, con annessi commerci di materie prime e lavorate, che attraversavano in lungo ed in largo l’Italia.
Da sempre luogo ostico per la vita quotidiana, ma assai favorevole per lo scambio di merci preziose, crocevia di popolazioni che dal mare si spostavano nell’entroterra e viceversa, mosse da interessi economici e sicuramente religiosi.
E’ possibile che il sito, utilizzato come abitato nell’età del bronzo, sia stato trasformato più avanti dalle popolazioni messapiche che hanno creato strade transitabili sui monti, a volte ripercorrendo tratturi più antichi. In epoca romana l’ area assunse probabilmente connotati di sacralità, con divinità legate al culto della guerra, o della dea madre, vista la morfologia del territorio.
Del periodo tardo antico non sappiamo molto, perché ad oggi non abbiamo dati certi relativi alle strutture murarie, ma è attestato comunque da alcuni frammenti ceramici e da una moneta rinvenuta nella fornace per metalli. E’ dunque vivo l’interesse verso l’area, che naturalmente si difende bene dalle battaglie e dalle scorribande delle orde barbariche, e poi saracene, per cui ricompare il bisogno di arroccarsi in punti difficilmente agevoli agli stranieri, ma coperti e difesi dall’asperità per i nativi. Si sottolinea in tal senso come il medioevo sia attestato da grandi e continui spostamenti di massa, lungo le vie sacre ( ricordiamo quella Longobardorum che collegava Benevento al santuario di san Michele sul Gargano)relative ai pellegrinaggi, spesso non lastricate, aspre e pericolose, covi di briganti. Il sentimento cristiano accomuna dunque ricchi e poveri, giovani e vecchi, uniti in nome della religione in un lungo cammino, pieno di insidie, carestie e spesso gravi malattie, che segnarono tutta la nazione .
A questo momento storico và fatto risalire il primo impianto del sito, così inteso a livello urbanistico definito con le prime costruzioni, che hanno inevitabilmente per lo più distrutto e solo in minima parte preservato le vecchie tracce antiche, seguito da un momento di espansione ed organizzazzione capillare del territorio. Si costruisce tra il XI-XII sec. Il mastio e la chiesa e le abitazioni civili e produttive, rinforzando l’ipotesi del castrum. I dati recuperati non ci permettono di parlare di quello che accadra’ di li a poco in quasi tutta l’Italia ed in buona parte dell’Europa: stiamo parlando della peste, che mieterà in poco tempo numerosissime vittime. I defunti rinvenuti sia entro la chiesa che nelle aree esterne, databili tra il XIII-XIV sec, non rivelano i segni del virus, ma appartengono ad un gruppo di genti che viveva di stenti e lavoro duro, forti infezioni ed incidenti, ma seppelliti con corredi rari per il periodo, che desta qualche domanda. A tal proposito è da valutare anche il dato emerso dalle analisi, relativo all’età dei corpi, che stranamente non presenta fasce di età matura o vecchia, ma solo giovani e bambini, che forse proprio per la prematura morte,vengono seppelliti con tutti i monili pertinenti alle famiglie.
Tra i reperti rinvenuti in questa area si delinea la presenza di forti influssi bizantini, attestati dai risultati dello scavo, sia con le monete, che da alcuni oggetti personali, non ritrovati però nelle sepolture ma nel terreno di crollo della chiesa, proveniente forse da ex voto di pellegrini o devoti.
Rimangono ancora inspiegati i risultati delle analisi antropologiche che hanno fatto supporre la presenza di genti provenienti da terre lontane dal sito, con caratteristiche di vita ed alimentazione costiera-marina. La presenza dell’encolpio, insinua ancor più il dubbio che fossero presenti tra la popolazione, alcuni monaci basiliani provenienti da Bisanzio, attestati pertanto anche in paesi limitrofi, che vivevano in siti di altura, culturalmente tollerati sia dai longobardi che dai saraceni, ma cacciati dai normanni che li costrinsero ad abbandonare la Puglia. Un ordine il loro votato alla costruzione di chiese, molte opere affrescate sono da ricondurre a questi, forse giunti per un pellegrinaggio.
Una ipotesi affascinante ma difficile da dimostrare in questa fase degli scavi, vede la presenza di così tanti corpi non autoctoni ad un nosocomio, in cui gli stessi monaci ponevano un primo soccorso con bivacco protetto per chi traversava i boschi. Alcune persone arrivate già malate, sono state semplicemente seppellite in loco consacrato.
A termine delle ipotesi sopra formulate, dobbiamo sottolineare come gia fatto durante le pagine precedenti, che la necropoli non è stata ad oggi scavata interamente, e la ripresa delle attività future potrebbe invece portare alla luce sepolture inerenti alle fascie di età mancanti, ribaltando così quanto detto.






