GLI INTONACI DELLA CHIESA PALATINA
Dallo scavo dell’ambiente 3 proviene un grande quantitativo di frammenti di intonaco dipinto, alla fine dell’intervento risultano in totale 710 frammenti.
A partire dalla US 201 (n° inv. 40253) i frammenti hanno una superficie che va da cm. 3x4 fino a cm. 1,5x1 i colori maggiormente utilizzati sono il nero, il rosso, il giallo ed il verde, è raro il celeste pallido.
Gli spessori vanno da cm. 1,5 a cm. 0,4, le superfici sono ben spianate , e con granulometria fine.
I pigmenti vista la natura asciutta del terreno, hanno mantenuto inalterate le caratteristiche chimiche del pigmento.
Le pennellate a superficie più ampia sono date orizzontalmente , mentre i motivi aggiunti con una seconda mano a pennello sottile in obliquo e verticale.
I lacerti pittorici con superfici monocrome, rappresentano il numero elevato, con tinte quali il giallo ocra, il nero ed il rosso, mentre su rari frammenti sono identificabili motivi geometrici a triangoli e cornici con fondo rosso e graticci neri, che creano un interessante gioco prospettico. Vanno menzionati anche i pochissimi motivi naturalistici con foglie lanceolate verdi su sfondo rosso.
Sempre appartenenti alla stessa US (n° inv 40243) i frammenti hanno spessori maggiori che vanno da cm. 0,5 a cm. 2 con intonaci a granulometria fine con superficie piuttosto ondulata che attesta la stesura su un paramento di roccia sbozzata, e non lisciata. Compaiono superfici che misurano da cm. 3x2,5 ad cm. 1x2 pertinenti a cornici geometriche, composte con alternanza di 1 fascia rossa, una più sottile nera, una mediana più spessa bianca, una foglia nera.
Più raro il colore celeste-grigio, una fascia mediana nera con sovrapposte pasticche bianche, sotto una fascia giallo ocra.
Un graticcio obliquo nero su fondo rosso con al di sopra pasticche bianche. Oppure fondo nero con motivi a losanghe incrociate eseguite a pennello sottile in bianco, con al centro motivi a semiluna gialla.
Tre frammenti con panneggi su fondo rosso in giallo e linee di demarcazione del panneggio in nero, che lasciano immaginare vesti appartenenti a dignitari o a figure di santi.
Dall’US 208 (n° inv. 40247), motivi circolari in linee bianche e nere su fondo rosso, metope definite con linee nere con pasticche bianche su fondo rosso centrale con motivo a cerchiello in bianco fatto a mano spesso cm.0,4. un frammento presenta un motivo frammentario in bianco tra una croce ed un giglio, eseguito a pennello fine in bianco su fondo rosso affiancata da un panneggio con linee nere su fondo giallo.
Un altro grosso frammento definisce un triangolo isoscele con due linee rosse, impreziosite da pasticche bianche su fondo blu, dove al centro compare una pasticca gialla.
Dall’US 246 compare il frammento più grande che misura 10x6 circa con una superficie leggermente concava, tipico della sistemazione dell’intonaco su uno spigolo murario (1-Mauro) , sul cui fondo bianco compare piuttosto rovinato quello che rimane di un panneggio o piumaggio in blu accanto ad una linea curva nera con pasticche bianche, su fondo rosso (2- Santuario di Alife).
Compaiono su un piccolo frammento di fondo grigio, due lettere in bianco, di cui si legge una C , mentre l’altra non è chiara, che probabilmente dovevano essere inserite entro riquadri geometriche.
Una cornice geometrica con una linea nera poi bianca su fondo giallo, poi un’area giallo su cui si rincorrono motivi di mezzelune legate tra loro, scontrate in nero a pennello fine.
Un giglio stilizzato su fondo rosso, e parte di graticcio in nero , nei riquadri in rosso pasticche bianche.
Dall’US 247 (n°inv. 40244) frammenti con fondo rosso, sopra dipinte linee rosso bruno e nere con andamento curvilineo, fasce bianche e rosa che seguono il medesimo andamento.
Motivi con triangoli rossi su fondo rosa, un frammento con fondo rosso e sopra dipinta un motivo a stella con fasce gialle e bianche incrociate a formare una stella, un altro frammento con linee a 90° nere, una interna più piccola sempre a 90° in rosso , tutto su fondo giallo.
Il frescante che ha eseguito il lavoro è riconducibile ad un solo individuo, non si notano infatti differenze stilistiche, e tecniche, la nitidezza e la pulizia del lavoro si configura nell’assenza di colature di colore, inoltre le pennellate date con diverse misure di pennelli, lavorando molto sulle trasparenze dei soggetti dipinti, lascia intravedere una buona qualità e capacità della maestranza, ed un lavoro non affrettato.
Dall’osservazione dei frammenti, si evincono tematiche narrative legate a casate con stemmi araldici, qualche lettera che molto frammentarie, non suggeriscono nulla, ma vale la pena rilevarne la presenza.
Numerosi appaiono i disegni geometrici con triangoli, che vengono utilizzati in tematiche di culto, come nel caso degli affreschi dell’ex cattedrale di Capaccio (3-Mauro 1985).
Le pasticche di colore invece,vengono utilizzate per rendere più vistosi ed elaborati i tessuti, i troni, e gli oggetti liturgici (4-Mauro et alt. 85) interessante è la presenza di velaria e panneggi di tradizione Altomedievali (5-Osborne 1992), poi riutilizzato anche nel Bassomedioevo , da collegare a figure umane di rilievo (6-Ebanista 1997).
Gli affreschi provenienti dall’area della chiesa, trovano confronti con quelli provenienti dalla cripta di Santa Lucia della Buona Nuova a Massafra -Taranto datata al XIII-XIV sec. d.C.
Le pasticche di colore applicate possono trovare confronto con gli affreschi al Castello Rupe Canina Affresco della Cappella.
- Mauro 1992, Reperti Lapidei e Pittorici, in P.Peduto S.Giovanni da Pretola Serra, in Archeologia e storia del ducato longobardo di Benevento, Salerno
- L.Di Cosmo, Sant’Angelo D’Alife (Caserta) il Villaggio abbandonato di Rupe Canina o Ravecanina, in Archeologia- Uomo territorio 2000-2001
- Mauro 1995
- Guarino,Mauro,Peduto 1988, un tentativo di recupero di una statigrafia e materiali vari da collezione: il caso del complesso ecclesiastico di S.Restituta a Lacco Ameno di Ischia, in Archeologia Medievale XV.
- Osborne 1992, Textiles and their painted imitation in early medieval rome, “ papers of the british school at Rome” LX
- C. Ebanista 1997, “Il Palatium, in Rotili”






