Reperti - Reperti in metallo
I REPERTI IN METALLO DI CASTEL PAGANO
REPERTI IN FERRO
Dagli scavi condotti nell’area del mastio e della chiesa, emergono interessanti dati riguardo i resti di armi in ferro, ornamenti personali, oggetti di uso comune e chiodi.
I tre dardi di balestra rinvenuti nell’area del mastio, sono tutti in ferro con testa piramidale e sezione circolare cave all’interno ( M.Belli), uno proviene dalle UUSS 106 e 125 ambiente 1 , altri due dalla fase 5 inerente gli strati sottostanti l’utilizzo dell’area del focolare ( Francovich) . Anche nell’area della Chiesa provengono tre dardi di freccia in ferro della stessa tipologia (M. Belli).
Due frammenti di lama di coltello in ferro, provengono dal mastio, insieme ad un corno di cervide tagliato e lisciato con la funzione di manico (Francovich).
Tra le testimonianze di vita comune un ferro di cavallo integro ed una lama di falcetto dall’area del mastio, insieme a punteruoli ed oggetti su verghette in ferro a sezione quadra non meglio identificati nella loro funzione (Francovich). Interessante la presenza di un uncino in ferro.
Per quanto riguarda gli oggetti di uso personale, compaiono dei cerchi del diametro di 4-5 cm. a sezione circolare, rinvenuti sia entro sepoltura che esternamente, da collegare ad elementi da sospensione di oggetti o arnesi. Interessanti sono le fibule sia circolari di piccole dimensioni, con ardiglione cm. 1 di diametro, fino a cm. di diametro con varie forme………( Francovich).
Il tema dei metalli, è da riferire anche al ciclo produttivo dei manufatti in metallo: diventa essenziale come prima cosa l’approvvigionamento del metallo, la trasformazione da materia prima ad oggetto finito. Il Salento e la Puglia sono privi di giacimenti metalliferi ( Giardino 1998- Porsia 1989), le aree più comuni erano quelle della Calabria (Pinto 2002) ed i Balcani con importanti depositi (Giardino 1998). Non avendo dati chimici sull’analisi delle provenienze dei giacimenti metalliferi, possiamo solo pensare a maestranze itineranti provenienti da centri metallurgici ad Otranto, Gallipoli, Nardò,Brindisi,Taranto e Lecce di cui si conoscono officine. La realizzazione di oggetti dorati o argentati, poteva avvenire sotto maestranze attivi in officine stabili. L’ipotesi più accreditate è che oggetti personali come cintura o collane, viaggiassero lungo una rete di mercati regionali, documentati già nel medioevo (milanese 2001).
I CORREDI DELLE SEPOLTURE
Tutti gli oggetti in bronzo spesso dorato, rinvenuti associati alle sepolture plurime, e quelli in ferro più rari numericamente rispetto ai primi, appartengono tutti alla stessa linea stilistica e manifatturiera, che si rinvengono in numerosi siti cronologicamente omogenei, dislocati però in regioni lontane quali la Toscana e l’ Abruzzo . Con quest’ultimo vicino, anche geograficamente, sono riscontrabili notevoli affinità stilistiche negli oggetti, sempre rinvenuti entro necropoli localizzate sia a Martinsicuro,datate dopo l’abbandono della città antica di Truentum. I corredi sono alcune volte costituite come a Notaresco, da elementi più ricercati come orecchini in bronzo ed argento, e da fibbie di cintura molto semplici ad ardiglione rinvenute anche nei siti di Ordona, e comunque in zone sotto controllo bizantino. Questi materiali, dunque segnano il diffuso riemergere di usi santuari ali che prevedono la deposizione di consistenti elementi di corredo anche nelle sepolture terragne. In tutto ciò si può intuire che anche se si trattasse di genti autoctone, fortissimo è il retaggio culturale lasciato dall’influsso germanico. Dei collegamenti stilistici, si hanno anche con i materiali provenienti dal castello di Miranduolo-Toscana (Francovich), sia per le fibbie dei cinturoni, che per gli ornamenti in bronzo dorato a forma di pallina, che a Miranduolo vengono definiti bottoni, ma visto le esigue dimensioni, e la pesantezza dei tessuti del tempo, chi scrive è propenso a definirli semplicemente vaghi di collane. la funzione di bottoni, potrebbe essere plausibile se relativa a vestiario in mussole leggere utilizzate per deporre il corpo nella tomba, si propende dunque verso una funzionalità relativa ad oggetti personali di abbellimento visto la delicatezza dei pezzi rinvenuti, fatti in foglia di bronzo. I cerchielli allo stesso modo potevano essere utilizzati come asole attaccate con fili sia sul lato destro che sinistro di mantelli e camice, al cui interno veniva fatto passare un cordino per chiudere l’apertura del vestiario, come il sistema degli alamari, o semplicemente per arricchire le cinture: questa ipotesi trova conferma nel ritrovamento tramite esame al microscopio di fili attorcigliati intorno ai cerchielli, mantenutisi grazie all’ossidazione del metallo stesso. Delle interessanti novità potranno pervenire in futuro dallo studio dei frammenti di filo rinvenuti entro il buco per la sospensione, al momento in laboratorio, per capire se appartenenti a fibre animali o vegetali.
I REPERTI IN BRONZO
Nel medioevo reperire il ferro era piuttosto facile, ma il bronzo come materia prima e come prodotto no, causa gli elevati costi, si deve quasi obbligatoriamente pensare alla rifusione di oggetti antichi, per il ferro all’estrazione. L’elevato costo del metallo era dovuto alle difficoltà pratiche ed gli esosi tributi richiesti dal fisco statale. Inoltre le conoscenze tecniche lavorative del metallo, di alto livello spesso praticato in ambito urbano e non rurale. I reperti in bronzo rinvenuti in tutta la totalità dell’area, appaiono ad oggi veramente numerosi ed interessanti. Sia per lo più in presenza di oggetti personali associati sia a corredi funebri, che di manufatti rinvenuti all’interno dell’area del mastio o nell’area esterna della chiesa. All’interno delle sepolture, compaiono gioielli con stessa manifattura, dimensioni e materiale.
Stiamo parlando di sottili lamine in bronzo dorato tirate e decorate con piccoli fori ornati esternamente da motivi floreali ribattuti su matrice dura, da attribuire o a bracciali viste le misure che li ricordano, o elementi pertinenti a cinture, alcune placchette su lamina fine, sono completamente martellate con un punteruolo appuntito molto piccolo, senza però essere forata ( 1-Francovich- Miranduolo). Di dubbia funzione risulta una placchetta in bronzo a forma di rombo, decorata al centro con agemina tura che forma una stella allunata ad 8 punte in foglia dorata , con un impronta stilisica che ricorda il mondo Longobardo.
Associate alle sepolture ci sono le fibule circolari con ardiglione a sezione circolare (1-Francovich-Miranduolo), un anello da donna a castone, una serie ben documentata di piccoli pendagli ( in totale ne sono stati rinvenuti ) a stampo, sia con forma di ghianda ( circa 25) decorata tra il cappello superiore e la parte inferiore, con doppia fila di perlinatura, sia più semplificata sferica.
All’interno del foro per la sospensione anch’esso decorato con tre linee incise di cui una mediana, è stato trovato al microscopio porzioni di filo conservato grazie all’ossidazione dello stesso metallo. Pertinente ad una collana con i pendagli sopradetti, vi erano anche dei piccoli cilindri in lamina come elementi e perline in osso. Tra le ossa degli inumati, spesso sono stati trovati piccoli cerchielli in filo di bronzo del diametro di cm. 0,9 o 0,5 leggermente ribattuti per renderli piatti, e che all’esame microscopico hanno rilevato la presenza di fili avvolti intorno a metà cerchiello. La scoperta induce ad ipotizzare l’utilizzo di questi oggetti o come asole per l’abbigliamento, piuttosto leggero, visto la loro delicatezza, o semplicemente cucite come elementi decorativi, che l’ossidazione ha conservato.
E’ stato invece rinvenuto un solo pendaglio costituito da una delicata rete metallica dorata con attacco da ciondolo, in 2 frammenti: non sappiamo se all’interno poteva essere racchiusa una pietra.
Interessante la presenza di orecchini con anello circolare su cui è stato saldato un castone con base quadrangolare per l’alloggiamento di un (2-La Padula) cristallo rossastro di cui si vede ancora il collante per l’innesto, anch’essa dorata ( 4-Aisa-Corrado-De Vinco).
Vanno a ragione menzionati anche delle borchie su lamina a forma di fiore ad otto petali con foro centrale, cavi nella faccia sottostante, forse usati per abbellire le cinture femminili (2-La Padula), e bottoni riferibili al XIV sec. costituito da un piccolo disco decorato sulla faccia a vista con una pecora ed un giglio, e nella faccia sottostante è saldato il piccolo anello per l’attacco con il filo.
Un piccolo amo in bronzo di cm. 1,5, con due fori uno sopra l’altro, non sappiamo se realmente utilizzato per la pesca, o solo come oggetto personale.
Ma l’unicum che più ha destato interesse e stupore è stato il ritrovamento entro il terreno US 208 della chiesa, pertinente al crollo dell’ambiente, di un Encolpio Cruciforme di cui si conservano solo 2 grossi frammenti,danneggiati da un colpo di fendente, facente parte della metà superiore, l’altra ad oggi non è stataritrovata. Questo oggetto è riferibile alla tradizione Bizantina, databile tra il VI e il XII sec. D.C., con possibile provenienza dall’area Costantinopolitana, un confronto piuttosto diretto si trova nel Museo di Torcello a Venezia ed una a Napoli( 5). La particolarità stà nelle dimensioni cm.11x 7 in lamina bronzea fusa ed incisa, spessa mm.2-3 circa, è un vero e proprio reliquiario a capsula in forma di croce, costituito da due valve con cerniera, fissein alto e mobile in basso, chiusa da un perno ed apribile in senso longitudinale. Il frammento ha una faccia a vista decorata, e l’altra sagomata, con dei bordi che ricordano il coperchio di una scatola. Al termine superiore ed inferiore del braccio lungo, sono stati saldati due occhielli cilindrici per bloccare l’oggetto o per essere applicato su un cordoncino o su una stola. La superficie a vista presenta una splendido Cristo in stile marcatamente Bizantino, inciso a bulino, con toga a panneggio, crocefisso , sotto le braccia, lungo i lati corti della croce, compaiono due parole in greco incise.
I REPERTI D’ARGENTO
Gli oggetti in argento sono rari in questo sito, almeno relativamente a questa campagna di indagini, ci riferiamo alle due paia di orecchini rinvenuti come corredo tombale di ugual fattura ma di dimensioni diverse: sono formati da un filo a sezione circolare, che termina con una piccola pallina, che rappresenta la chiusura insieme all’altro capo con asola ritorta. L’ungo il cerchio si muove una perlina in lamina vuota. Per la preziosità del materiale è già raro che siano stati rinvenuti in questo contesto, ma della stessa tipologia in bronzo però, è stato rinvenuto un esemplare negli scavi del sito di Faragola (1)
1- F.P.Maulucci Vivolo, 2000 Sulle tracce di San Potito, edito da Bastogi.






