Gli scavi - La chiesa
ASPETTI STRUTTURALI
Le indagini archeologiche che hanno interessato l’area della Chiesa Palatina, si sono concentrate in quella che viene definita la “navata W-ambiente 3” dalle precedenti campagne di scavi. L’ambiente è di forma rettangolare, lungo 9.80 m. e largo 2.70 m., (foto 10) è posta ad un livello più basso rispetto al mastio, su un gradone artificiale ricavato in parte tagliando il costone in calcare massiccio.
L'area oggetto di indagine è situata tra la cappella di sinistra e la navata centrale, lungo il lato ovest. Alla luce dei nuovi dati di scavo, quest'area assume i connotati di un portico con colonne, probabilmente affrescato, riutilizzato come necropoli, in un momento storico compreso tra la fine del XIII e l’inizio del XIV sec d.C., in cui l’aspetto cultuale non era più praticato, ma nella memoria collettiva del luogo era ancora vivo il ricordo e l’importanza. Dal portico si accedeva alla chiesa, con almeno due scalini, di cui si hanno solo le tracce dell’espoliazione, avvenuta per scavare le fosse per la sistemazione dei defunti, in un momento in cui la struttura aveva già perso la sua funzionalità, ma il ricordo della sacralità dell'area doveva essere ancora forte.
Il suddetto portico, doveva essere rialzato rispetto all'area circostante, ed assumere un connotato di monumentalità, testimoniato dalla cortina a faccia vista in blocchi squadrati in calcare locale (foto 11), finemente lisciati, con alternanza di un filare a blocchi grandi e due a blocchetti (al momento non se ne conosce l'altezza definitiva, in quanto lo scavo non è stato terminato)
Con lo scavo è stato asportato su quasi tutta la superficie e per piani orizzontali il livello di crollo post abbandono (US 208), dal quale sono emerse delle sepolture, alcune nell’angolo a NE dell’ambiente (tomba 5) e lungo il limite N (tomba 7 e 9), mentre una isolata lungo il muro perimetrale E verso il centro dell’ambiente (tomba 4). Queste molte delle quali di infanti (tomba 1, tomba 5 dep.2,3,4, tomba 9) o di fanciulli (tomba 5 dep.1 e tomba 7), presentano tutte il medesimo orientamento N-S e sono prive di corredo, tranne le sepolture relative ad adulti (tomba 2 e tomba 4): una particolarità riscontrata nell’indagine di queste sepolture è la presenza di tombe collettive (tomba 4 e 5), che ospitano anche individui “ridotti” con scelta di parti anatomiche in giacitura secondaria.
Il livello sottostante di matrice sabbiosa mista a materiale edilizio, costituito da schegge di riutilizzo in calcare relativo al materiale da costruzione dell’edificio stesso è presente uniformemente su tutta a superficie a suggerire una sorta di livellamento. Tra i frammenti alcuni presentano segni di lavorazione o lisciature grezze, veri e propri frammenti architettonici, come una base di colonna/pilastro di forma quadrata con gli angoli arrotondati, rinvenuto assieme ad altri frammenti di grandi dimensioni risistemati al centro dell’ambiente; da questo strato proviene un gran quantitativo di frammenti di intonaco parietale policromo molto frammentario. Al di sotto del livello US 208, è comparso un altro strato molto ampio che interessa quasi tutto l’ambiente a parte quelle piccole zone dove alcune fosse di sepolture lo hanno intaccato; l’US 238 con consistenza molto fine e polverosa ricorda molto un terreno depositato da attività eolica, presenta al suo interno schegge di piccole dimensioni , grumi di malta e sempre frammenti di intonaco. Al di sotto compare una preparazione pavimentale in malta, conservata in cattive condizioni lungo tutta la metà E dell’ambiente fino ad arrivare al piccolo saggio a S. Questa preparazione, che non può essere interpretata come un pavimento vero e proprio a causa dei cambiamenti di quota che la interessano progressivamente dall’angolo NE a SW per via del banco di roccia affiorante, viene tagliata lungo tutto il lato W dell’ambiente da sistemazioni sepolcrali, quasi tutte orientate N-S, alcune organizzate sfruttando residui di murature o nuove costruzioni in muretti perimetrali (Tomba 12), altre entro veri e propri cassoni (tomba 11, 17 e 13) sempre costituiti da schegge di calcare, malta e frammenti di tegole e coppi. A S la situazione presenta delle particolarità: infatti sono state individuate due sepolture (tomba 6 e 8) che hanno riportato alla luce un piccolo corredo.
Le tombe insistevano su una massicciata artificiale parzialmente visibile che ha inglobato in qualche punto il banco di roccia affiorante: questa sembra essere utile alla sistemazione di una cisterna (foto 12), di cui sono stati rico nosciuti due livelli di rivestimento (US 240 e 241), che in seguito a un abbandono volontario o naturale, è stata richiusa da un livello di pavimentazione (US 218=219=243/244?)successivamente rotto per costruire la tomba 6; anche la tomba 8 viene scavata ad abbandono della cisterna ormai avanzato in quanto la fossa interessa direttamente la massicciata che costituisce l’edificio della cisterna. A N invece si ha un raggruppamento di sepolture sovrapposte le une alle altre anche con orientamenti divergenti (tomba 14: NW-SE) e dalla presenza di individui ridotti (tomba 11, 12 e 13 foto 13) in tombe collettive.
GLI INTONACI DELLA CHIESA PALATINA
Dallo scavo dell’ambiente 3 proviene un grande quantitativo di frammenti di intonaco dipinto, alla fine dell’intervento risultano in totale 710 frammenti. A partire dalla US 201 (n° inv. 40253) i frammenti hanno una superficie che va da cm. 3x4 fino a cm. 1,5x1 i colori maggiormente utilizzati sono il nero, il rosso, il giallo ed il verde, è raro il celeste pallido. Gli spessori vanno da cm. 1,5 a cm. 0,4, le superfici sono ben spianate , e con granulometria fine.
I pigmenti vista la natura asciutta del terreno, hanno mantenuto inalterate le caratteristiche chimiche del pigmento. Le pennellate a superficie più ampia sono date orizzontalmente , mentre i motivi aggiunti con una seconda mano a pennello sottile in obliquo e verticale. I lacerti pittorici con superfici monocrome, rappresentano il numero elevato, con tinte quali il giallo ocra, il nero ed il rosso, mentre su rari frammenti sono identificabili motivi geometrici a triangoli e cornici con fondo rosso e graticci neri, che creano un interessante gioco prospettico.
Vanno menzionati anche i pochissimi motivi naturalistici con foglie lanceolate verdi su sfondo rosso. Sempre appartenenti alla stessa US (n° inv 40243) i frammenti hanno spessori maggiori che vanno da cm. 0,5 a cm. 2 con intonaci a granulometria fine con superficie piuttosto ondulata che attesta la stesura su un paramento di roccia sbozzata, e non lisciata. Compaiono superfici che misurano da cm. 3x2,5 ad cm. 1x2 pertinenti a cornici geometriche, composte con alternanza di 1 fascia rossa, una più sottile nera, una mediana più spessa bianca, una foglia nera. Più raro il colore celeste-grigio, una fascia mediana nera con sovrapposte pasticche bianche, sotto una fascia giallo ocra. Un graticcio obliquo nero su fondo rosso con al di sopra pasticche bianche. Oppure fondo nero con motivi a losanghe incrociate eseguite a pennello sottile in bianco, con al centro motivi a semiluna gialla. Tre frammenti con panneggi su fondo rosso in giallo e linee di demarcazione del panneggio in nero, che lasciano immaginare vesti appartenenti a dignitari o a figure di santi. Dall’US 208 (n° inv. 40247), motivi circolari in linee bianche e nere su fondo rosso, metope definite con linee nere con pasticche bianche su fondo rosso centrale con motivo a cerchiello in bianco fatto a mano spesso cm.0,4. un frammento presenta un motivo frammentario in bianco tra una croce ed un giglio, eseguito a pennello fine in bianco su fondo rosso affiancata da un panneggio con linee nere su fondo giallo.
Un altro grosso frammento definisce un triangolo isoscele con due linee rosse, impreziosite da pasticche bianche su fondo blu, dove al centro compare una pasticca gialla. Dall’US 246 compare il frammento più grande che misura 10x6 circa con una superficie leggermente concava, tipico della sistemazione dell’intonaco su uno spigolo murario (1-Mauro) , sul cui fondo bianco compare piuttosto rovinato quello che rimane di un panneggio o piumaggio in blu accanto ad una linea curva nera con pasticche bianche, su fondo rosso (2- Santuario di Alife).
Compaiono su un piccolo frammento di fondo grigio, due lettere in bianco, di cui si legge una C , mentre l’altra non è chiara, che probabilmente dovevano essere inserite entro riquadri geometriche. Una cornice geometrica con una linea nera poi bianca su fondo giallo, poi un’area giallo su cui si rincorrono motivi di mezzelune legate tra loro, scontrate in nero a pennello fine. Un giglio stilizzato su fondo rosso, e parte di graticcio in nero , nei riquadri in rosso pasticche bianche. Dall’US 247 (n°inv. 40244) frammenti con fondo rosso, sopra dipinte linee rosso bruno e nere con andamento curvilineo, fasce bianche e rosa che seguono il medesimo andamento. Motivi con triangoli rossi su fondo rosa, un frammento con fondo rosso e sopra dipinta un motivo a stella con fasce gialle e bianche incrociate a formare una stella, un altro frammento con linee a 90° nere, una interna più piccola sempre a 90° in rosso , tutto su fondo giallo.
Il frescante che ha eseguito il lavoro è riconducibile ad un solo individuo, non si notano infatti differenze stilistiche, e tecniche, la nitidezza e la pulizia del lavoro si configura nell’assenza di colature di colore, inoltre le pennellate date con diverse misure di pennelli, lavorando molto sulle trasparenze dei soggetti dipinti, lascia intravedere una buona qualità e capacità della maestranza, ed un lavoro non affrettato. Dall’osservazione dei frammenti, si evincono tematiche narrative legate a casate con stemmi araldici, qualche lettera che molto frammentarie, non suggeriscono nulla, ma vale la pena rilevarne la presenza. Numerosi appaiono i disegni geometrici con triangoli, che vengono utilizzati in tematiche di culto, come nel caso degli affreschi dell’ex cattedrale di Capaccio (3-Mauro 1985). Le pasticche di colore invece,vengono utilizzate per rendere più vistosi ed elaborati i tessuti, i troni, e gli oggetti liturgici (4-Mauro et alt. 85) interessante è la presenza di velaria e panneggi di tradizione Altomedievali (5-Osborne 1992), poi riutilizzato anche nel Bassomedioevo , da collegare a figure umane di rilievo (6-Ebanista 1997).
Gli affreschi provenienti dall’area della chiesa, trovano confronti con quelli provenienti dalla cripta di Santa Lucia della Buona Nuova a Massafra -Taranto datata al XIII-XIV sec. d.C. Le pasticche di colore applicate possono trovare confronto con gli affreschi al Castello Rupe Canina Affresco della Cappella.
1-Mauro 1992, Reperti Lapidei e Pittorici, in P.Peduto S.Giovanni da Pretola Serra, in Archeologia e storia del ducato longobardo di Benevento, Salerno 2- L.Di Cosmo, Sant’Angelo D’Alife (Caserta) il Villaggio abbandonato di Rupe Canina o Ravecanina, in Archeologia- Uomo territorio 2000-2001 3-Mauro 1995 4- Guarino,Mauro,Peduto 1988, un tentativo di recupero di una statigrafia e materiali vari da collezione: il caso del complesso ecclesiastico di S.Restituta a Lacco Ameno di Ischia, in Archeologia Medievale XV. 5- Osborne 1992, Textiles and their painted imitation in early medieval rome, “ papers of the british school at Rome” LX 6- C. Ebanista 1997, “Il Palatium, in Rotili”






