Gli scavi - Mastio
Il mastio sorge nel punto più alto del vicus, la vista è notevole e apre a 270° su un panorama che spazia dal Massiccio della Maiella e si perde verso sud fino a Foggia.
Lo scavo interessa i due ambienti interni denominati 1 e 2, divisi da un muro in pietra a faccia vista, in cui sono state ricavate due rampe di scale alte e strette, con funzione di servizio, grazie alle quali si poteva accedere internamente dal piano superiore.
Questo, con una altezza di circa m.5, è testimoniato dalla presenza delle tracce di alloggiamento delle travi lignee per sorreggere il solaio e da archi di scarico, con funzione decorativa, su tutti i lati interni.
Il piano “seminterrato”, oggetto di questo studio, doveva avere una connotazione prettamente funzionale, in considerazione delle seguenti caratteristiche: altezza limitata della luce abitabile, circa 2,30 metri, pavimentazione in semplice massicciata di terra battuta, presenza di una cisterna per l'approvvigionamento dell'acqua e di una cisterna granaio per conservare alimenti con scarsa illuminazione, garantita da sole due finestre-feritoie ed infine nessun accesso diretto dall'esterno. I restauri precedenti hanno reso meno leggibile l’assetto originario delle strutture murarie, che hanno delineato una sequenza stratigrafica, complessa con almeno quattro fasi costruttive alternate a momenti di abbandono.
L'intera struttura fu abbandonata a seguito di un forte incendio, che ne ha in gran parte calcinato le pietre delle murature e concotto il livello pavimentale.Tale incendio deve aver completamente indebolito la struttura, tanto da causarne il definitivo crollo, di schianto, testimoniato da uno spesso strato di riempimento in clasti calcarei (circa 2 m. di spessore), con scarso apporto sabbioso.
Al momento della costruzione del mastio, l'area è stata sottoposta a grandi lavori di livellamento, che hanno interessato le strutture sottostanti, evidente risulta essere la rasatura di un pilastro,di grandi dimensioni, circa 2 metri di diametro, costruito in muratura a pietre legate con malta a matrice calcarea, probabilmente da riferire ad un edificio di grandi dimensioni, che doveva estendersi anche oltre i confini pentagonali del mastio duecentesco, ma di cui, allo stato attuale degli scavi, non è possibile definirne l'estensione. Di notevole interesse, subito adiacente al pilastro suddetto, rasata a livello di imposta della cupola ed obliterata da un sottile strato di malta cementizia, da riferire alla preparazione del livello pavimentale del pilastro, è emersa una fornace, (foto6) con il crogiuolo di fusione in terracotta conservato pressochè intatto, per la lavorazione del bronzo. Al suo interno sono state ritrovate più di 140 scorie di fusione, di piccole dimensioni, e due monete residuali di epoca romana, tra cui un Giano bifronte con la prora della nave sul retro.
Per le sue ridotte dimensioni, diametro interno circa 90 cm., e sulla base di ipotesi di studio, che come tali devono essere ancora verificate, si può ipotizzare che si tratta di una fornace ad uso locale, probabilmente funzionalmente legata ad un luogo di culto ubicato nelle immediate vicinanze. La posizione stratigrafica e i pochi resti ceramici ad essa associata la datano al periodo tardo antico, datazione questa molto importante come termine ante quem, per le strutture sottostanti, forse le più imponenti, ma anche le più enigmatiche finora trovate, che solo uno scavo in estensione nell'area esterna adiacente, potrebbe spiegare più esaustivamente sia dal punto di vista cronologico, che strutturale.
La prima (foto7) delle due è stata individuata in entrambi gli ambienti, ad una profondità dall'attuale livello di campagna di circa 1,5 m., ed è caratterizzata da un muro in clasti calcarei, di circa 1 metro di spessore, visibile in altezza per 2 metri circa, di cui non si conosce la quota del livello pavimentale; si sviluppa orizzontalmente con un andamento ellittico, per un diametro stimato tra i 15 e 18 m.
La seconda, che è stata tagliata ed in parte obliterata dalla prima, è visibile solo nell'ambiente 2 , dove sono emerse delle murature pertinenti ad una struttura di forma poligonale (probabilmente ottagonale) ma di cui al momento non se ne conoscono né la forma, né la funzionalità.
In un piccolo saggio di approfondimento (90 * 70 cm.), reso possibile “grazie” alla “distruzione moderna” del livello di cocciopesto pavimentale della cisterna per la raccolta delle acque, si è individuato un livello dell’età del Bronzo medio, con numerosi frammenti ceramici, rinvenuti tra grossi massi calcarei, che al momento non è chiaro se appartengono ad una volta di grotta crollata, o se relativi ai resti di strutture abitative ricavate nella roccia vergine. In conclusione, la continua sovrapposizione di strutture, anche con connotati monumentali, che copre un arco temporale che va dal XVII° sec. a.C. fino al XIV° dopo, su un'area relativamente ristretta (stiamo parlando di neanche 100 mq.), pone difronte agli scriventi alcune domande, che al momento non trovano risposte, ma che è auspicabile che nuovi scavi possano dipanare; in primis, perchè un ambiente, in fin dei conti così ostile, con carenza d'acqua, assoluta mancanza di campi da coltivare, se non a valle dopo un lungo cammino, condizioni metereologiche estreme, grande caldo o viceversa forte vento e freddo, è oggetto di una così ostinata frequentazione?






